Informazioni filologiche e cartografiche, unite ad antichi e recenti ritrovamenti nel sottosuolo adiacente all’area in cui sorge il palazzo, conducono all’ipotesi che parte di questo sia fondata su strutture molto antiche che, con tutta probabilità, facevano parte di opere di difesa della città araba. A seguito dell’interramento del porto interno avvenuto fino al Cinquecento, dovuto essenzialmente ai detriti portati dai torrenti Kemonia e Papireto, si formò il cosiddetto “Piano della Marina”, vuoto urbano che in massima parte è rimasto inedificato fino ai nostri giorni. La prima urbanizzazione nell’area del Palazzo può datarsi a cavallo tra ‘500 e ‘600, quando la cartografia iniziò a rappresentare alcune costruzioni lungo il lato ovest del Piano. Si trattava di un’aggregazione di edifici di modesta dimensione e qualità architettonica, che si andarono via via organizzando in residenze auliche grazie anche a norme urbanistiche che consentivano di acquisire casupole e magazzini al solo fine di creare palazzi e migliorare la qualità della città. Sappiamo di una Domus magna seicentesca già appartenuta a famiglie nobili e più volte ampliata, che venne ulteriormente arricchita negli anni 1731-1733 quando il nuovo proprietario, Lucio Denti di Piraino principe di Castellazzo, sopraelevò ed unificò le fabbriche esistenti; egli aggiunse sulla testata libera una grande terrazza su porticato ad archi, in grado di conferire al palazzo una forte caratterizzazione architettonica ed una comoda vista sul Piano della Marina, luogo deputato per spettacoli festaioli, ma anche per le orrende esecuzioni capitali pubbliche. Le cronache dell’epoca riferiscono come lo stesso Vicerè più volte venisse ospitato per assistere alle manifestazioni di piazza. Salvatore Calderone, barone di Baucina, nel 1769 acquistò il palazzo abbellendolo con quelle opere di grande pregio che si possono ammirare ancora oggi, in special modo il salone da ballo, detto “la Galleria”. Questa venne decorata con una fascia basamentale affrescata a motivi rococò, grandi sopraporte dipinte entro complesse cornici barocche dorate e pavimenti in maiolica prodotti a Napoli, così come altri ambienti, dal salottino adiacente all’alcova, anch’essi dotati di sopraporte dipinti. Per il soffitto della Galleria venne chiamato Antonio Manno, considerato il più valido allievo di Vito D’Anna in quegli anni venuto a mancare; egli realizzò e firmò un apparato decorativo di grande effetto composto dalla scena centrale entro un’elegante cornice mistilinea in stucco ed oro in cui si esaltavano le virtù della famiglia, circondata da scomparti con temi allegorici ed elementi architettonici. E’ stato recentemente ritrovato il bozzetto autografo dell’opera, che sappiamo servì al Manno per ottenere la tanto agognata ammissione presso l’Accademia di San Luca a Roma e la successiva nomina ad Accademico. Si deve a Francesco e Giovanni Fatta, baroni della Fratta, entrati in possesso del palazzo nel 1857, la configurazione della volumetria attuale, risultante dal completamento del terzo piano e dalla ricomposizione secondo un disegno unitario dei prospetti: iconografie della metà del secolo XIX mostrano infatti con ogni evidenza la presenza di due unità edilizie riconoscibili nei caratteri architettonici autonomi. L’esigenza di rinnovamento impose la sostituzione di mensole, ferrate, cornici, mostre ed altri elementi barocchi con le linee semplici e pure del gusto neoclassico che già da tempo si era affermato nella città. La nuova sistemazione altimetrica della piazza, su progetto di G. B. F. Basile, costrinse alla chiusura dell’alto portico sotto la terrazza. Significativi possono ritenersi infine gli interventi di Ernesto Basile del 1908, sia nella riconfigurazione dell’androne dove possono ancora ammirarsi ferrate, posterle, vetrata e soffitto a cassettoni, sia nelle finiture dell’ampia scala a pozzo. Recenti interventi di restauro hanno consentito di ritrovare e riproporre la policromia degli esterni che le manutenzioni di un secolo avevano nascosto, ma non cancellato: dallo stucco bianco dei piani elevati, al ricco stucco marezzato grigio-azzurro al piano terreno, all’azzurro lapislazzulo all’interno dei rosoni che decorano la facciata al di sopra della terrazza sono tutti elementi che, con la misurata eleganza delle forme, contribuiscono alla qualificazione dell’intorno urbano.

Palazzo Fatta
Piazza Marina, n°19 - 9033 Palermo
Tel. +39 091 6113972 - Cell. +39 347 7275588
C.F. 97228550824 P.IVA 057736230821